Alzi la mano chi non ha un blog. Un posto sul web dove scrivere e comunicare.
Per chi si occupa di business e marketing, addirittura, diventa una regola ferrea, una questione di sopravvivenza. Il blog serve per farsi conoscere. Almeno così dicono.
D’accordo. Ma è davvero necessario scrivere?
Parlare e scrivere
Seguendo il ragionamento di un grande linguista italiano degli ultimi tempi, ovvero Tullio De Mauro, è possibile comprendere come parlare e scrivere, due attività tipicamente umane, non siano del tutto necessarie.
Cosa significa?
De Mauro ci ricorda che “parlare non è necessario. Scrivere lo è ancora meno”, visto che per molto tempo, milioni di anni, i primi esseri riconducibili alla specie umana hanno popolato il Pianeta senza parlare, bensì gridando.
I nostri antenati, pertanto, hanno vissuto senza la preziosa “parola”.
A un certo punto, è comparsa la parola. Ma dopo un processo lungo e travagliato nel tempo.
E il celebre linguista italiano afferma che “finalmente i lontani discendenti dei primi esseri umani che avevano parlato sentirono il bisogno di fissare, di far durare in qualche modo le parole che fino ad allora erano state solo dette e udite”.
Cosa spinge allora gli umani a formulare delle parole?
Probabilmente “ragioni religiose, come il bisogno di determinare e tramandare la forma dei riti, delle cerimonie, delle preghiere, e ragioni economiche, come definire proprietà, contratti, conti, ecc.”.
In seguito alla comparsa delle prime civiltà, come Egizi e Sumeri, si hanno le prime forme di scrittura attraverso materiale di argilla, pietre, legno. La prima comunicazione scritta si trasmette in ideogrammi, cioè senza indicare il suono di ciascuna parola, ma l’idea, il suo significato.
Insomma, comunicare in ideogrammi non è stato affatto semplice, perché “sapere usare e riconoscere migliaia di ideogrammi era ed è un’arte difficile”, quindi, riservata a pochi eletti.
L’alfabeto
Soltanto con la scrittura alfabetica cambiano le cose. Infatti, “l’invenzione dell’alfabeto è avvenuta verso la fine del secondo millennio avanti Cristo. Da allora, scrivere e leggere è stato molto più facile“.
Perché? Grazie alla scoperta della scrittura alfabetica è stato possibile riprodurre in forma scritta un meccanismo preciso: non più un segno per ogni parola, ma un segno per ogni tipo di suono.
Vuol dire, aggiunge De Mauro, “pochi segni, variamente raggruppati, per riprodurre gli innumerevoli diversi significanti di ciascuna parola“.
L’alfabeto è stato conquistato e utilizzato così da molte civiltà. Dalla penisola egiziana la scrittura e l’arte di saper comunicare attraverso un alfabeto viene trasmessa ai Fenici. E questo popolo semitico con grande diligenza e sapienza ha diffuso la scrittura alfabetica nel Mediterraneo, fino ad arrivare ai Greci e poi nella nostra penisola e in tutta Europa e nell’Asia, sebbene ancora in comunità ristrette.
Scrittura e analfabetismo
Oggi siamo in molti a saper leggere e scrivere e l’alfabetismo ha raggiunto percentuali importanti nel mondo.
Scrivere significa smarcarsi da uno stato di ignoranza e di sfruttamento. Educazione e istruzione sono ormai principi cardine nei programmi ministeriali di ogni stato e ogni bambino e bambina deve sapere imparare a scrivere e leggere, oltre ad acquisire abilità di calcolo.
Dalla metà dell’Ottocento in Europa occidentale, con l’avvento della società industriale e tecnologica i popoli hanno iniziato a essere più istruiti; le scuole hanno svolto un ruolo importante sul piano dell‘istruzione pubblica; l’editoria è cresciuta e si è aperta alle masse.
Tuttavia, in molti, anche in Europa, ancora non sanno né leggere né scrivere. L’analfabetismo resiste un po’ dappertutto. Per non parlare di analfabetismo di ritorno e di quello funzionale.
Eppure, direbbe De Mauro, “in Italia, come nel Terzo Mondo, coloro che non sanno scrivere sopravvivono e vivono. Anzi, molto spesso, poiché sono più sfruttati degli altri, contribuiscono più di altri alla vita economica delle società dei paesi capitalistici“. Aggiungerei, probabilmente conviene mantenere un certo tasso di analfabetismo nel mondo.
Scrivere è allora necessario?
Certo che sì! In un mondo dove rivendicare i propri diritti, emanciparsi da uno stato di passività e di ignoranza, da miseria e sfruttamento, leggere e saper scrivere diventa una capacità essenziale per affrancarsi dallo stato di servitù permanente.
Parlare e scrivere sono attività che vanno lodate. Così il silenzio, che è sempre preferibile a parole vuote e discussioni inutili, meriterebbe un elogio.
Infatti, in molti, tra poeti e filosofi, hanno “lodato il silenzio”, scrivendone elogi e opere. De Mauro, tra l’altro, scrive che Confucio, in una delle Dissertazioni, afferma:
Io vorrei non parlare. […] Il cielo quando mai parla? Le quattro stagioni seguono il loro corso e i cento esseri nascono.
Il cielo quando mai parla?
Eppure, per quanto preziose e profonde siano queste parole di Confucio, noi le possiamo leggere e ammirare perché qualcuno le ha scritte, avendo sfruttato l’alfabeto delle parole.
Il silenzio è d’oro. Ma anche le parole se utilizzate bene sono preziose. E poi con il silenzio, questo articolo non ci sarebbe neppure.
Fonti: T. De Mauro, Guida all’uso delle parole. Parlare e scrivere semplice e preciso per capire e farsi capire, Editori Latera, 2003.




