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	<title>Marketing Archivi -</title>
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	<title>Marketing Archivi -</title>
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		<title>Conviene davvero usare sempre la logica?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Benedetto Rizzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 May 2026 14:14:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[logica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Siamo abituati a credere che la logica sia indispensabile per le nostre decisioni e che, attraverso dati, statistiche e calcolo, si possa raggiungere ogni soluzione. È l&#8217;ipse dixit dei numeri: una norma non scritta che agevola il pensiero rigido e allontana ogni tentativo obliquo di affrontare i problemi con approcci — diciamo — meno logici, [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Siamo abituati a credere che la logica sia indispensabile per le nostre decisioni e che, attraverso dati, statistiche e calcolo, si possa raggiungere ogni soluzione. È l&#8217;<em>ipse dixit</em> dei numeri: una norma non scritta che agevola il pensiero rigido e allontana ogni tentativo obliquo di affrontare i problemi con approcci — diciamo — meno logici, ma risolutivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure, quanto sarebbe più utile se potessimo affidarci anche all&#8217;emozione, all&#8217;ovvio o perfino al <em>nonsense</em> per prendere certe decisioni? Se accettassimo, invece, che l&#8217;essere umano può adottare un&#8217;altra logica? Magari <strong>psico-logica</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È quello che ci insegna <strong>Rory Sutherland</strong>, vicepresidente di Ogilvy UK, e autore di <em><strong>Alchemy: The Surprising Power of Ideas That Don&#8217;t Make Sense</strong></em>. Secondo il pubblicitario britannico, nella sua ricetta magica la logica è sopravvalutata e la gioia è più importante dell&#8217;efficienza. <a href="http://Siamo abituati a credere che la ragione sia indispensabile per le nostre decisioni e che, attraverso dati, statistiche e calcolo, si possa raggiungere ogni soluzione. È l'ipse dixit dei numeri: una norma non scritta che agevola il pensiero rigido e allontana ogni tentativo obliquo di affrontare i problemi con approcci — diciamo — meno logici, ma risolutivi.  Eppure, quanto sarebbe più utile se potessimo affidarci anche all'emozione, all'ovvio o perfino al nonsense per prendere certe decisioni. Se accettassimo, invece, che l'essere umano può adottare un'altra logica? Magari psico-logica.  È quello che ci insegna Rory Sutherland, vicepresidente di Ogilvy UK, e autore di Alchemy: The Surprising Power of Ideas That Don't Make Sense. Secondo il pubblicitario britannico, nella sua ricetta magica la logica è sopravvalutata e la gioia è più importante dell'efficienza. Tutto è percezione.  Non significa che la logica non sia importante. Un ingegnere ha bisogno della razionalità: progetta sistemi che devono funzionare e non può permettersi di sottostimare un progetto, necessita di unità di misure oggettive. Ma quando il progetto si connette all'esperienza umana, le regole sono differenti. Non bisognerà affidarsi alla metrica o al calcolo, ma al significato. Nel marketing questo approccio psico-logico può rivelarsi vincente.  Il contrario di una buona idea può essere un'altra buona idea  Se in fisica il contrario di una buona idea non lo è per niente, in psicologia il contrario di una buona idea può risultare qualcosa di migliore.  È il caso della revisione della lettera di due pagine a cui Sutherland si sottopone per migliorare la vendita di un prodotto assicurativo. La lettera originale era lunga da leggere, ma il prodotto era semplice. Inizialmente erano stati aggiunti altri paragrafi e ognuno sembrava soddisfare i clienti, incidendo positivamente sulle vendite. Come fare per migliorare ancora? Sutherland decide di sfoltire. Suggerisce di non superare le otto righe di testo. Un prodotto semplice non ha bisogno di essere approfondito molto, altrimenti genera confusione nel lettore. A detta del pubblicitario, quel prodotto poteva vendersi in due modi: con una lettera molto lunga e rassicurante, oppure con una lettera molto più breve, rassicurante perché essenziale.  In realtà, non esistono regole da seguire in modo univoco come accade invece in economia. Si può scegliere un approccio differente, smarcandosi dalle presunte convinzioni della logica economica. Infatti, le teorie economiche rappresentano spesso il tentativo di creare regole universali per i comportamenti umani, rischiando di generare errori clamorosi.  Nel mercato del greggio, ad esempio, le condizioni sono diverse dal mercato immobiliare. Nel primo, gli eventi si possono verificare in linea con le previsioni economiche e l'aumento dei prezzi può indurre i proprietari di beni a vendere; l'immobiliare, invece, funziona in modo diverso dal petrolio. Direbbe Sutherland: un aumento delle tasse ci spinge a lavorare meno perché i rendimenti del nostro lavoro sono più bassi, oppure ci stimola a lavorare di più per mantenere l'attuale tenore di vita? Dipende.  Se ragioniamo con la logica ci affidiamo a leggi universali, ma al di fuori dell'ambito scientifico, bisogna guardare alla psicologia umana, che ci indica la contraddizione nel comportamento. Per esempio, esistono due modi contradditori, ma ugualmente efficaci, di posizionare un prodotto: se in pochi lo possiedono, allora deve essere buono; se in molti lo hanno già, allora deve essere buono. Le contraddizioni svelano l'importanza di adottare un approccio psicologico: nella prima si punta all'esclusività, nella seconda alla prova sociale.  Il contesto è tutto  Il luogo in cui ci troviamo o la situazione da affrontare possono cambiare la nostra percezione e il nostro giudizio. Ciò che è buono in un luogo può essere una pessima idea altrove. Se compro una bevanda in un luogo caldo ed esotico e la gusto dinanzi a una spiaggia dorata, con la gente che passeggia a riva, percepisco qualcosa di dissetante. La stessa bevanda, importata e bevuta in un luogo dal clima più rigido e con un paesaggio meno godibile, può essere percepita disgustosa: forse il prodotto era buono solo in vacanza, con il sole che scaldava la fronte.  Le persone reagiscono alle informazioni che ricevono dall'ambiente. Sutherland cita l'esempio delle linee dipinte sull'asfalto: se vogliamo far rallentare i veicoli, è utile dipingere sull'asfalto delle linee parallele situate di traverso vicino a un incrocio, con intervalli sempre più piccoli. Gli spazi sempre più ridotti tra le linee aiuteranno ad avere la sensazione che il veicolo stia rallentando meno di quanto non stia facendo realmente.  Un problema che si può affrontare, quindi, in modo psico-logico, senza ricorrere necessariamente all'approccio logico. Si tratta di adottare strategie diverse, utili a cambiare il comportamento.   Deviare dalla razionalità offre nuovi modelli   L'esperimento delle linee sull'asfalto ci rivela che un problema può essere risolto in modo psico-logico. Tuttavia, i modelli economici classici tendono a ridurre la complessità psicologica del comportamento umano a poche ipotesi su come le persone dovrebbero decidere.  La logica dovrebbe essere uno strumento, non una regola. Insomma, si progetta per individui che ragionano in modo logico, non psico-logico. Possiamo avere treni più veloci, ma con sedili scomodi, che partono da stazioni insignificanti; mentre il nostro inconscio desidererebbe treni meno rapidi, ma dotati di sedili comodi e stazioni più decorose.  Certo, qualcuno obietterà che i treni veloci siano più utili perché fanno risparmiare tempo. Ma spesso le cose che colpiscono l'inconscio sono quelle che hanno meno senso. Diventa quindi significativo &quot;deviare&quot; dalla razionalità per stimolare il subconscio e trovare soluzioni più appaganti, ma meno razionali. Perché se la logica aiuta senz'altro a prendere decisioni e a risolvere i problemi in modo lineare, la psico-logica intende affrontarli in modo obliquo. Come nel marketing anche nella vita la psico-logica può essere utile: perché è meglio avere all'incirca ragione con la creatività, anziché esattamente torto con la ragione.">Tutto è percezione</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Non significa che la logica non sia importante</strong>. Un ingegnere ha bisogno della razionalità: progetta sistemi che devono funzionare e non può permettersi di sottostimare un progetto, necessita di unità di misure oggettive. Ma quando il progetto si connette all&#8217;esperienza umana, le regole sono differenti. Non bisognerà affidarsi alla metrica o al calcolo, ma al <strong>significato</strong>. Nel marketing questo approccio psico-logico può rivelarsi vincente.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il contrario di una buona idea può essere un&#8217;altra buona idea</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Se in fisica il contrario di una buona idea non lo è per niente, in psicologia il contrario di una buona idea può risultare qualcosa di migliore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È il caso della revisione della lettera di due pagine a cui Sutherland si sottopone per migliorare la vendita di un prodotto assicurativo. La lettera originale era lunga da leggere, ma il prodotto era semplice. Inizialmente erano stati aggiunti altri paragrafi e ognuno sembrava soddisfare i clienti, incidendo positivamente sulle vendite. Come fare per migliorare ancora? Sutherland decide di sfoltire. Suggerisce di non superare le otto righe di testo. Un prodotto semplice non ha bisogno di essere approfondito molto, altrimenti genera confusione nel lettore. A detta del pubblicitario, quel prodotto poteva vendersi in <strong>due modi</strong>: con una lettera molto lunga e rassicurante, oppure con una lettera molto più breve, rassicurante perché essenziale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In realtà, <strong>non esistono regole da seguire in modo univoco</strong> come accade invece in economia. Si può scegliere un approccio differente, smarcandosi da presunte convinzioni. Infatti, le teorie economiche rappresentano spesso il tentativo di creare regole universali per i comportamenti umani, rischiando di generare errori clamorosi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel mercato del greggio, ad esempio, le condizioni sono diverse dal mercato immobiliare. Nel primo, gli eventi si possono verificare in linea con le previsioni economiche e l&#8217;aumento dei prezzi può indurre i proprietari di beni a vendere; l&#8217;immobiliare, invece, funziona in modo diverso dal petrolio. Direbbe Sutherland: <strong>un aumento delle tasse ci spinge a lavorare meno perché i rendimenti del nostro lavoro sono più bassi, oppure ci stimola a lavorare di più per mantenere l&#8217;attuale tenore di vita?</strong> Dipende.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se ragioniamo con la logica ci affidiamo a leggi universali, ma al di fuori dell&#8217;ambito scientifico, bisogna guardare alla <strong>psicologia umana</strong>, che ci indica le contraddizioni del comportamento. Per esempio, esistono due modi contradditori, ma ugualmente efficaci, di posizionare un prodotto: <strong>se in pochi lo possiedono, allora deve essere buono; se in molti lo hanno già, allora deve essere buono</strong>. Le contraddizioni svelano l&#8217;importanza di adottare un approccio psicologico: nella prima si punta all&#8217;esclusività, nella seconda alla prova sociale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il contesto è tutto, la logica quasi</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il luogo in cui ci troviamo o la situazione da affrontare possono cambiare la nostra percezione e il nostro giudizio. <strong>Ciò che è buono in un luogo può essere una pessima idea altrove</strong>. Se compro una bevanda in un luogo caldo ed esotico e la gusto dinanzi a una spiaggia dorata, con la gente che passeggia a riva, percepisco qualcosa di dissetante. La stessa bevanda, importata e bevuta in un luogo dal clima più rigido e con un paesaggio meno godibile, può essere percepita disgustosa: forse il prodotto era buono solo in vacanza, con il sole che scaldava la fronte.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le persone reagiscono alle informazioni che ricevono dall&#8217;ambiente</strong>. Sutherland cita l&#8217;esempio delle linee dipinte sull&#8217;asfalto: se vogliamo far rallentare i veicoli, è utile dipingere sull&#8217;asfalto delle linee parallele situate di traverso vicino a un incrocio, con intervalli sempre più piccoli. Gli spazi sempre più ridotti tra le linee aiuteranno ad avere la sensazione che il veicolo stia rallentando meno di quanto non stia facendo realmente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un problema che si può affrontare, quindi, in modo psico-logico, senza ricorrere necessariamente all&#8217;approccio logico. Si tratta di adottare strategie diverse, utili a cambiare il comportamento.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Deviare dalla razionalità offre nuovi modelli </h3>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;esperimento delle linee sull&#8217;asfalto ci rivela che un problema può essere risolto in modo psico-logico. Tuttavia, i modelli economici classici tendono a ridurre la complessità psicologica del comportamento umano a poche ipotesi su come le persone dovrebbero decidere.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La logica dovrebbe essere uno strumento, non una regola</strong>. Insomma, si progetta per individui che ragionano in modo logico. Possiamo avere treni più veloci, ma con sedili scomodi, che partono da stazioni insignificanti; mentre il nostro inconscio desidererebbe treni meno rapidi, ma dotati di sedili comodi e stazioni più decorose.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Certo, qualcuno obietterà che i treni veloci siano più utili perché fanno risparmiare tempo. <strong>Ma spesso le cose che colpiscono l&#8217;inconscio sono quelle che hanno meno senso</strong>. Diventa quindi significativo &#8220;deviare&#8221; dalla razionalità per stimolare il subconscio e trovare soluzioni più appaganti, ma meno razionali. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché se <strong>la logica aiuta senz&#8217;altro a prendere decisioni e a risolvere i problemi</strong> <strong>in modo lineare, la psico-logica intende affrontarli</strong> <strong>in modo obliquo</strong>. Come nel marketing anche nella vita la psico-logica può essere utile: perché è meglio avere all&#8217;incirca ragione con la creatività, anziché esattamente torto con la ragione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Letture: Rory Sutherland, <em>Alchimia. L&#8217;incredibile potere delle idee senza senso</em>, Sperling &amp; Kupfer.</p>
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		<title>Il Marketing da non credere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Benedetto Rizzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Mar 2025 18:12:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[marketing]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ogni volta che si compra o si vende un prodotto si tende a parlare di marketing. Della sua proverbiale potenza di convincere il consumatore a comprare e della sua indiscutibile solidità a vendere qualsiasi cosa a qualunque prezzo. Fino a quando qualcuno capisce che il marketing non dice il vero. O almeno non lo dice [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Ogni volta che si compra o si vende un prodotto si tende a parlare di marketing. Della sua proverbiale potenza di convincere il consumatore a comprare e della sua indiscutibile solidità a vendere qualsiasi cosa a qualunque prezzo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fino a quando qualcuno capisce che<strong> il marketing non dice il vero</strong>. O almeno non lo dice tutto. Un vero parziale. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui nasce il <strong>primo equivoco</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il marketing non è al servizio del vero, <strong>non serve a informare</strong>. Non è informazione e non deve dire il vero a nessuno. Deve farlo credere, semmai, essendo <strong>al servizio della vendita</strong> e <strong>la vendita non è informazione</strong>. Dunque, il marketing non informa, ma deve aiutare a vendere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi ci prende in giro? No. Nessuna presa in giro. Il marketing deve dire ciò che conta, attraverso l&#8217;aspetto e le parole di un prodotto. Basterà credere a tutto quello che viene scritto o disegnato su un&#8217;etichetta e niente più. Insomma, <strong>l’idea che abbiamo di un prodotto è più importante del prodotto stesso</strong>. La vendita è legata alla <strong>logica del profitto</strong>. E il profitto non ha interesse a manifestare il vero.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per spiegare meglio questo concetto mi servirò dell&#8217;<strong>industria agroalimentare</strong>, dove, spesso, le frodi alimentari imperversano senza che ne sappiamo quasi nulla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un prodotto di crema spalmabile piena di zucchero e olio è un prodotto non nutriente e poco salutare. Se tutti facessimo caso a questo aspetto, nessuno comprerebbe un cibo equivalente a una trappola per l&#8217;uomo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure esiste una fetta di mercato di creme spalmabili, considerate tanto buone quanto nutrienti. Questo è quello che vogliamo credere da consumatori e che siamo indotti a credere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché cadiamo in questo tranello? Perché la vendita sfrutta il marketing per addolcire la pillola. Come?</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Si mette in positivo il valore del prodotto</strong>. Si dirà: la crema spalmabile è un alimento ricco di energia. Invece, quando è meglio non esaltare troppo un certo ingrediente &#8211; sul fatto che la crema sia decisamente dolce e gli zuccheri sono deleteri per la nostra dieta, soprattutto quelli industriali, &#8211; <strong>bisogna enfatizzare altri aspetti del prodotto, come gli ingredienti minori</strong>: le nocciole o il latte che compongono la crema, per esempio. Si dirà: fatto con il 10% di nocciole e con latte fresco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oppure, se si parla di <strong>un prodotto molto semplice ma poco attraente</strong> come il tè, invece verranno esaltate altre qualità. Ad esempio: Tè 100% naturale, prodotto con agricoltura sostenibile. Anche se poi tutto ciò può non essere vero.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ciò che conta non è il prodotto, ma la sua presentazione</strong>. Insomma, ciò che viene detto sul prodotto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma come faccio a fidarmi di quello che compro?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qualcuno dirà che a questo punto sarà necessario avere un <strong>marketing etico</strong>. Una disciplina che segua alcuni principi come la responsabilità sociale, il rispetto per i diritti dei consumatori, l&#8217;integrità, la trasparenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E qui il <strong>secondo equivoco</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il marketing fatto di etica non esiste</strong>. Non può esistere perché il marketing è al servizio della vendita. Semmai è fatto di estetica, quindi di apparenza. Il <strong>packaging</strong> che cura il confezionamento userà colori vividi e una grafica coinvolgente; il <strong>copy </strong>sfrutterà parole e tecniche di aggancio; i materiali saranno comodi ma <em>green</em>, talvolta in contrasto con ambiente e salute umana, quando ad esempio alcune confezioni in scatola contengono oli minerali cancerogeni, contaminando di fatto il cibo e noi consumatori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il marketing dal momento che <strong>si esprime con il mercato non ha bisogno di rifarsi il senno</strong>, ma di essere un <strong>utile alleato</strong> <strong>al mercato</strong> delle vendite. Altrimenti entrambi non sopravvivono.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Basta guardare all’industria agroalimentare dove le <strong>contraffazioni</strong> o le <strong>manipolazioni</strong> degli alimenti testimoniano questa situazione, mettendo in serio pericolo la salute degli esseri umani. Gli additivi, i coloranti, gli aromi naturali, i cibi in polvere fanno risuscitare un cibo più marcio che mai. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Se un cibo è contaminato non sarà di certo il marketing a controllarne lo stato di qualità. Nell&#8217;industria agroalimentare dove i prodotti inevitabilmente seguono <strong>procedure di alterazione e contaminazione</strong> succede che, dopo diversi controlli e analisi, molti prodotti alimentari sono pericolosi e di conseguenza devono essere distrutti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure spesso industriali disonesti riescono a smerciare cibi destinati al consumo quotidiano. Se non ci credete potete pur sempre leggere<em> <a href="https://www.ibs.it/siete-pazzi-a-mangiarlo-libro-christophe-brusset/e/9788856656404?inventoryId=800582060&amp;queryId=54ca2142e1c6e2fd944cf3a15b8aad0c">Siete pazzi a mangiarlo</a></em>, di <strong>Christophe Brusset</strong>, un ingegnere francese che ha svolto il lavoro di <em>trader</em> per diverse aziende agroalimentari. Brusset ci informa dei rischi che corriamo comprando cibi industriali<strong> </strong>pieni di oli idrogenati, coloranti e conservanti chimici, dolcificanti e altra roba simile. Il tutto senza accorgercene perché l&#8217;aspetto e le belle parole usate nella vendita superano anche una <strong>frode alimentare</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Così <strong>il marketing si presenta nei supermercati </strong>e ci riempie di scatole e vaschette memorabili, usando l&#8217;astuzia di proporci sconti e inutili concorsi a premi. Alla fine ci ritroviamo a casa con tante belle confezioni e con cibo di dubbia qualità e in fondo alla credenza come quel barattolo di miele 100% naturale che ci sorride da lontano con il suo composto di glucosio e coloranti.</p>
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		<title>Rebranding Jaguar: quando copiare è meglio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Benedetto Rizzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Dec 2024 17:30:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[jaguar]]></category>
		<category><![CDATA[rebranding]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra le operazioni di rebranding più chiacchierate del 2024 c&#8217;è quella di Jaguar, giudicata a torto o ragione tra le più audaci nel campo pubblicitario. A partire dal logo con la scomparsa del giaguaro &#8211; il leaping Jaguar &#8211; sostituito con un lettering asciutto, fino al richiamo extralusso con due J opposte tra loro. La [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Tra le operazioni di <strong>rebranding </strong>più chiacchierate del <strong>2024</strong> c&#8217;è quella di <strong>Jaguar</strong>, giudicata a torto o ragione tra le più audaci nel campo pubblicitario.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A partire dal logo con la scomparsa del giaguaro &#8211; il <strong><em>leaping </em>Jaguar</strong> &#8211; sostituito con un <em>lettering </em>asciutto, fino al richiamo extralusso con due J opposte tra loro.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1002" height="450" src="https://www.benedettorizzo.eu/wp-content/uploads/2024/12/Jaguar-font.jpg" alt="" class="wp-image-1758" srcset="https://www.benedettorizzo.eu/wp-content/uploads/2024/12/Jaguar-font.jpg 1002w, https://www.benedettorizzo.eu/wp-content/uploads/2024/12/Jaguar-font-300x135.jpg 300w, https://www.benedettorizzo.eu/wp-content/uploads/2024/12/Jaguar-font-768x345.jpg 768w" sizes="(max-width: 1002px) 100vw, 1002px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La nuova <em><strong>visual identity</strong></em> si rivolge al mercato delle <strong>auto elettriche</strong>, ma solo dal 2026 si potranno vedere in commercio. Nel frattempo, i pubblicitari hanno preparato un lancio pronto a far discutere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci si chiede: per <strong>Jaguar</strong> sarà una seconda vita mossa dall&#8217;esigenza del &#8220;<strong>Copy Nothing</strong>&#8220;,  destinata ad ottenere una nuova reputazione mista tra <strong>esuberanza</strong> e <strong>innovazione</strong>?</p>



<h2 class="wp-block-heading">90 anni e non vederli</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;azienda britannica ha festeggiato i <strong>90 anni</strong> e gli amministratori hanno pensato bene di omaggiare il fondatore <strong>William Lyons</strong> facendo un restyling di Jaguar e annunciando il lancio nel mercato elettrico al <a href="https://www.miamiartweek.org/">Miami Art Week</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come in una moderna operazione chirurgica che rende i corpi irriconoscibili, l&#8217;<em><strong>Exuberant Modernism</strong></em> ha ridisegnato il volto di Jaguar. Il concetto di <em><strong>Copy Nothing </strong></em>prende d&#8217;assalto il giaguaro con un design inaspettato ed estremo, definito addirittura impavido. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La nuova <strong><a href="https://www.ad-italia.it/article/nuova-era-jaguar-rebranding-nuovo-logo/"><em>brand identity</em> </a></strong>di Jaguar, all&#8217;apparenza, intende essere originale con frasi come: &#8220;<em><strong>delete ordinary</strong></em>&#8220;, &#8220;<em><strong>create exuberant</strong></em>&#8220;, &#8220;<em><strong>live vivid</strong></em>&#8220;, &#8220;<em><strong>break mouds</strong></em>&#8220;. Il copy pensato per questa inedita campagna aderisce a una linea verbale che vuole comunicare originalità e differenza, ma l&#8217;impressione che si coglie è spiazzante. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Affidandosi a un video di trenta secondi che celebra i colori e l&#8217;esuberanza, in molti si sono chiesti se l&#8217;azienda venda ancora automobili, oppure sia invece interessata a investire in settori come il <strong>lusso</strong> o l&#8217;<strong>abbigliamento</strong>.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Jaguar | Copy Nothing" width="1290" height="726" src="https://www.youtube.com/embed/rLtFIrqhfng?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">Assomiglia, piuttosto, a un manierismo d&#8217;oltreoceano, facendo il verso alle tendenze dell&#8217;<em><strong>inclusive</strong></em>. Nella scena del video troneggia il tema <em><strong>genderless</strong></em> e i personaggi sembrano usciti dalla <em>Fashion Week</em> di Parigi, ma con meno stile. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Originalità o banalità?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>logo di Jaguar </strong>non subiva cambiamenti significativi dagli <strong>anni Ottanta</strong>. Con questa operazione il cambio è radicale: font rinnovato con troppa semplicità e giaguaro in panchina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, il felino non scomparirà del tutto. <a href="https://www.grafigata.com/flash/il-rebranding-jaguar-ha-fatto-notizia/">Sembra che potrà essere utilizzato</a> come <em>silhouette</em> in negativo, collocato con uno sfondo di linee orizzontali, più come elemento decorativo che come aspetto simbolico del marchio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In casa Jaguar la chiamano la nuova era: la rivoluzione di un brand che «<strong>affonda le sue radici nell&#8217;originalità</strong>», come dice lo <a href="https://www.ad-italia.it/article/nuova-era-jaguar-rebranding-nuovo-logo/">Chief Creative Officer Gerry McGovern OBE</a>. Parole che confermano un certa incoerenza rispetto al monito del <strong>fondatore William Lyons</strong> che invece pensava come <strong>una Jaguar dovesse essere una copia di nulla</strong>. Neanche delle banalità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se il risultato è questo, simile a un quadro pasticciato, colorato di esuberanza e modernismo, unito a una pennellata di smarrimento e di pretesa di originalità, forse, qualche volta, vale la pena copiare. </p>
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		<title>Rebranding 2023: 4 casi studio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Benedetto Rizzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Dec 2023 13:33:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[rebranding]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anche quest&#8217;anno non mancano le sorprese in chiave rebranding. Molte aziende hanno rifatto il look al proprio marchio, rinnovandosi e rivitalizzandosi con nuovi aspetti visual. Quando si compie un passo del genere c&#8217;è sempre il rischio che il pubblico non apprezzi. I consumatori sono abituati a legarsi all&#8217;immagine precedente, molti di loro potrebbero metterci un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Anche quest&#8217;anno non mancano le sorprese in chiave rebranding. Molte aziende hanno rifatto il look al proprio marchio, rinnovandosi e rivitalizzandosi con nuovi aspetti visual.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando si compie un passo del genere c&#8217;è sempre il rischio che il pubblico non apprezzi. I consumatori sono abituati a legarsi all&#8217;immagine precedente, molti di loro potrebbero metterci un po&#8217; prima di affezionarsi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco dunque 4 casi di rebranding del 2023 di multinazionali che hanno voluto differenziarsi dalla concorrenza, lanciando un&#8217;idea prorompente, partendo proprio dal logo o dal design.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cos&#8217;è il Rebranding</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il rebranding è il processo di modifica dell&#8217;immagine che si dà una realtà proiettata sul mercato aziendale e commerciale. Riguarda una strategia di mercato che può consistere nell&#8217;assegnare un nuovo nome, un nuovo simbolo o un nuovo design a un marchio già affermato. L&#8217;idea di base del rebranding è l&#8217;intenzione di creare un&#8217;identità differente da quella in uso, differenziandosi sul mercato in cui opera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Generalmente, le operazioni di rebranding possono essere di <a href="https://economictimes.indiatimes.com/definition/rebranding" target="_blank" rel="noreferrer noopener">due tipi</a>: </p>



<ul class="wp-block-list">
<li>proattivo, quando un&#8217;azienda riconosce l&#8217;opportunità di crescere, innovare, attingere a nuove attività o clienti e riconnettersi con i propri utenti.</li>



<li>reattivo, il marchio esistente è stato interrotto o modificato. Quando si verificano fusioni e acquisizioni in un&#8217;azienda o problemi legali.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">4 casi di rebranding</h2>



<h3 class="wp-block-heading">The Fork</h3>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>TheFork</strong> si rinnova, &#8220;ma il piacere di andare al ristorante rimane lo stesso&#8221;. Il <strong>servizio online di prenotazioni</strong> per ristoranti e locali lancia un&#8217;operazione di rebranding, con l&#8217;idea di rendere più semplice e migliore l&#8217;esperienza degli utenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una nuova <strong>brand identity</strong> che ha l&#8217;esigenza di comunicare di piazzarsi come la piattaforma numero uno nella prenotazione online dei ristoranti. Il logo appare più fresco e accattivante e si allinea verso una comunicazione più coinvolgente e calda, in grado di interagire con l&#8217;utenza che segue il brand sui canali social.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="1002" height="450" src="https://www.benedettorizzo.eu/wp-content/uploads/2023/12/Copertine-articoli-5.png" alt="The Fork rebranding" class="wp-image-1452" srcset="https://www.benedettorizzo.eu/wp-content/uploads/2023/12/Copertine-articoli-5.png 1002w, https://www.benedettorizzo.eu/wp-content/uploads/2023/12/Copertine-articoli-5-300x135.png 300w, https://www.benedettorizzo.eu/wp-content/uploads/2023/12/Copertine-articoli-5-768x345.png 768w" sizes="(max-width: 1002px) 100vw, 1002px" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Pepsi</h3>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;azienda americana, iconico brand multinazionale, ha lanciato un nuovo logo con un sistema rinnovato di <strong>identità visiva</strong>. Un nuova revisione in occasione dei 125 anni dalla nascita, l&#8217;ultima dopo 14 anni dall&#8217;ultimo aggiornamento, </p>



<p class="wp-block-paragraph">Pepsi ha mantenuto negli anni una mentalità forte e vicina alla <strong>cultura pop</strong> della società attraverso la creazione di alcuni celebri spot. L&#8217;azienda si è reinventata più volte con operazioni di marketing e del prodotto, entrando in contatto con la cultura televisiva dei programmi e l&#8217;esplorazione di strumenti del web. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Così il logo Pepsi si adatta ancora di più a un <strong>ambiente dinamico</strong>, con una tavolozza di colori aggiornata, usando un rosso più vivo e un blu elettrico, con il nero della scritta per apportare contrasto, vivacità e un po&#8217; di contemporaneità. Una forma visivamente distinta, che comunica accessibilità. Un carattere tipografico più moderno e personalizzato. Non manca l&#8217;ondulazione tipica di Pepsi, carattere effervescente del marchio che contiene energia e dinamismo, che rispetta l&#8217;eredità del brand. </p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="1002" height="450" data-id="1459" src="https://www.benedettorizzo.eu/wp-content/uploads/2023/12/Copertine-articoli-9.png" alt="Pepsi " class="wp-image-1459" srcset="https://www.benedettorizzo.eu/wp-content/uploads/2023/12/Copertine-articoli-9.png 1002w, https://www.benedettorizzo.eu/wp-content/uploads/2023/12/Copertine-articoli-9-300x135.png 300w, https://www.benedettorizzo.eu/wp-content/uploads/2023/12/Copertine-articoli-9-768x345.png 768w" sizes="(max-width: 1002px) 100vw, 1002px" /></figure>
</figure>



<h3 class="wp-block-heading">Johnson&amp;Johnson</h3>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;azienda farmaceutica statunitense che produce anche creme e shampoo volta pagina come <strong>azienda sanitaria</strong>. Lancia un&#8217;identità visiva aggiornata. Per oltre 135 anni l&#8217;azienda Johnson &amp; Johnson ha messo sul mercato prodotti sanitari e per la cura personale. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Con questa operazione di rebranding l&#8217;azienda americana ha realizzato un nuovo logo, più modernizzato. Il font del logo è un Sans-Serif decisamente più pulito. Il brand presenta anche la forma abbreviata &#8220;J&amp;J&#8221;, più adatta alla visione digitale. Il colore del marchio è ancora il rosso, ma differente rispetto a quello utilizzato in passato, più vicino a una tonalità del settore medico, forse per <strong>comunicare la sfida</strong> che la multinazionale vuole compiere. La nuova &amp; commerciale racchiude un significato più vicino al pubblico.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1002" height="450" src="https://www.benedettorizzo.eu/wp-content/uploads/2023/12/Copertine-articoli-8.png" alt="JohnsoneJohnson " class="wp-image-1457" srcset="https://www.benedettorizzo.eu/wp-content/uploads/2023/12/Copertine-articoli-8.png 1002w, https://www.benedettorizzo.eu/wp-content/uploads/2023/12/Copertine-articoli-8-300x135.png 300w, https://www.benedettorizzo.eu/wp-content/uploads/2023/12/Copertine-articoli-8-768x345.png 768w" sizes="(max-width: 1002px) 100vw, 1002px" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Nokia</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il colosso di telecomunicazioni finlandese, al top nel primo decennio del Duemila, ha presentato il logo per <strong>una nuova strategia di mercato</strong>. Una riconfigurazione a distanza di 60 anni dall&#8217;ultima operazione. Questa idea di rebranding sottolinea un aspetto significativo della storia dell&#8217;azienda: si sente l&#8217;esigenza di smarcarsi dal settore della telefonia mobile, partendo proprio dall&#8217;assenza del pay off &#8220;<strong>connecting people&#8221;</strong>. Nokia si è contraddistinta per anni nel mondo dei telefoni mobili, ma con l&#8217;ingresso degli smartphone l&#8217;azienda finlandese ha rischiato di finire seriamente nell&#8217;oblio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La nuova veste di <strong>Nokia</strong> presenta un logo minimal, con dei colori alternati bianco e blu, eredità del precedente logo. Il font ancora in maiuscolo è un Sans geometrico, con la particolarità delle tre lettere, N, K e A, smussate nei loro tratti. Le lettere N e K appaiono come due triangoli. Nokia si è basata sul patrimonio del logo precedente, rendendolo però più vicino al settore digitale e alla leadership nella tecnologia di rete nella quale l&#8217;azienda finlandese vuole incidere. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1002" height="450" src="https://www.benedettorizzo.eu/wp-content/uploads/2023/12/Copertine-articoli-7.png" alt="Nokia" class="wp-image-1456" srcset="https://www.benedettorizzo.eu/wp-content/uploads/2023/12/Copertine-articoli-7.png 1002w, https://www.benedettorizzo.eu/wp-content/uploads/2023/12/Copertine-articoli-7-300x135.png 300w, https://www.benedettorizzo.eu/wp-content/uploads/2023/12/Copertine-articoli-7-768x345.png 768w" sizes="(max-width: 1002px) 100vw, 1002px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Questi <strong>4 casi di rebranding</strong> realizzati da realtà importanti segnano <strong>un passaggio dal vecchio al nuovo</strong>, attraverso la revisione e la modifica di alcuni semplici aspetti visual, come il<strong> font</strong> e il <strong>colore</strong>, ma in grado di influenzare la percezione del pubblico. Il rebranding coglie tempi e modi della società con l&#8217;intenzione di lanciare un segno iconico nel <strong>mercato dei consumi</strong>. </p>
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		<title>NFT: perché se ne parla oggi?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Benedetto Rizzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Feb 2022 18:23:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[NFT]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>NFT è una sigla di tre lettere molto chiacchierata nel web: quasi misteriosa, a tratti incomprensibile, sta aprendo nuove prospettive di business. Gli NFT non sono nati ieri, non sono una vera e propria novità, ma piacciono sempre di più tra gli internauti “furiosi” e potrebbero rappresentare una vera rivoluzione digitale. Non tutti però si [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>NFT</strong> è una <strong>sigla di tre lettere</strong> molto chiacchierata nel web: quasi misteriosa, a tratti incomprensibile, sta aprendo <strong>nuove prospettive di business</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli NFT non sono nati ieri, non sono una vera e propria novità, ma piacciono sempre di più tra gli internauti “furiosi” e potrebbero rappresentare una vera <strong>rivoluzione digitale</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non tutti però si lasciano trascinare dal <strong>recente appeal degli NFT</strong>, e per quanto l&#8217;argomento appaia croccante non mancano le obiezioni: <strong>sono così interessanti oppure sono destinati a scoppiare, come una vera e propria bolla?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Rappresentano una nuova frontiera oppure sono la tendenza inarrestabile, tutta umana, &#8220;a manipolare il mercato e a mercificare tutto&#8221;?</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">NFT: cosa sono?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La sigla sta per <strong>Non Fungible Token</strong>, oggetti non fungibili, <strong>certificati digitali con un&#8217;unica proprietà</strong>. Infatti la proprietà è digitale e ogni token <strong>non può essere replicato</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi, token, <strong>oggetti non scambiabili e non riproducibili</strong>, unici e con proprietà autenticata da <strong>Blockchain</strong> acquistabili tramite cryptomonete, in particolare <strong>Etheurem</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’idea non è nuovissima</strong>, <a href="https://www.ilpost.it/2021/03/19/nft-non-fungible-token/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">gli NFT esistono da un po’</a>,  ma solo adesso sono diventati famosi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Essi conservano le caratteristiche dell’<strong>unicità</strong>, dell’<strong>autenticità</strong>, o anche della<strong> rarità</strong>, e della <strong>proprietà</strong> e si rivolgono a <strong>diversi segmenti di mercato</strong>, tra cui, ad esempio, l’<strong>arte</strong>, il <strong>collezionismo</strong>, il <strong>gaming</strong>, lo <strong>sport</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo gli esperti, possono essere di alcune tipologie, nel caso della<strong> Blockhain</strong> <strong>Etheurem</strong> ci sono due standard comuni per la realizzazione di NFT: <strong>ERC-721 e ERC-1155</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Essi rappresentano <strong>qualcosa di inedito</strong> nella concezione della proprietà e dell&#8217;autenticità di oggetti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come funzionano?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>Non Fungible Token</strong> non è solo un&#8217;immagine digitale. <strong>Una semplice immagine, infatti, può essere reperibile sul web</strong>, osservata, riproducibile, copiata, scaricata, archiviata e pubblicata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se quell’immagine deve diventare NFT è necessario avviare <strong>un procedimento di autenticità</strong> tramite le piattaforme o i vari marketplace di riferimento. Ovvero, è possibile realizzare una <strong>“copia” dell’immagine</strong> che diventa così l’originale. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Quell’<strong>immagine certificata come NFT</strong> può avere una solo proprietà digitale, grazie alla tecnologia Blockchain, dove avvengono <strong>le transazioni e i passaggi di proprietà </strong>dei vari NFT. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La Blockchain è una tecnologia sicura, decentralizzante, indispensabile a far funzionare il mondo NFT</strong>, poiché i dati sono irreversibili e le transazioni sono registrate in modo permanente, visualizzate da chiunque.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Autore e proprietario</h3>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Bisogna distinguere l’autore dal proprietario dell’opera NFT</strong>. Se si crea e poi si cede la propria opera, l&#8217;inventore conserverà comunque i diritti d’autore e a ogni transazione su Blockchain guadagnerà anche delle percentuali attraverso le <strong>royalties</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Se, invece, si compra l’opera dell’autore, <strong>l&#8217;acquirente ne conserva la proprietà e potrà avere il diritto di cederla e quindi venderla in cryptomonete</strong>. Tuttavia, non potrà replicarla e beneficiare delle transazioni successive, perché il diritto d’autore spetta all’ideatore dell’opera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E questo apre una vera e propria prospettiva di guadagno per chi lavora in alcuni settori, <strong>come l&#8217;arte</strong>, ma anche per coloro <strong>che vogliono speculare su questo nuovo mercato</strong>, come nel caso nell&#8217;<a href="https://sportthinking.it/2021/05/18/nft-e-sport-industry-unopportunita-di-fan-engagement-e-value-per-fan/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">industria dello sport</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A questo punto, <strong>vale la pena spendere dei soldi per comprare un token digitale e rivendicarne il diritto di proprietà?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non si sa al momento se conviene, qualcuno però, intanto, <strong>ha già incassato</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un NFT da 69 milioni di dollari</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Mike Winkelmann</strong>, in arte <strong>Beeple</strong>, è stato capace di piazzare, nel marzo 2021, una sua opera digitale al prezzo di <strong>69,3 milioni di dollari</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un <strong>collage </strong>di immagini intitolato <em>Everydays: The First 500 Days </em>venduto all&#8217;asta da Christie&#8217;s come un vero e proprio <strong>Non fungible Token</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;opera d&#8217;arte <strong>autenticata</strong> e <strong>unica</strong>, con la caratteristiche di essere in formato digitale. </p>



<p class="wp-block-paragraph">E se <strong>Platone condannava l&#8217;arte</strong> per evitare di abbandonarsi ad ogni illusione sulla realtà, quella realtà delle ombre del mondo sensibile, per molti esperti di oggi, l&#8217;opera di Beeple non ha valore in sé: <strong>rischia di essere dimenticata e appare banale artisticamente</strong>. <a href="https://www.washingtonpost.com/entertainment/museums/beeple-digital-artwork-sale-perspective/2021/03/15/6afc1540-8369-11eb-81db-b02f0398f49a_story.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Un grande zero</a>, insomma. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi ha comprato l&#8217;opera, tuttavia, non la pensa così. Tale <strong>Metakovan</strong>, fondatore e finanziatore del cryptofondo<strong> Metapurse</strong>. Per Metakovan <strong>l&#8217;opera di Beeple è l&#8217;opera più preziosa per questa generazione</strong>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Non fungible token</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Spendere i propri soldi</strong>, convertiti in cryptomonete, per comprare token digitali rimane comunque un&#8217;incognita. <strong>Tutt&#8217;al più, un suggestivo investimento</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;NFT <strong>appare come un concetto</strong>, talvolta artistico, <strong>applicabile a molte attività umane</strong>, <strong>non solo digitali</strong>, che esprime un&#8217;idea indirizzata a un<strong> pubblico</strong> &#8211; o meglio dire alle <strong>community</strong> &#8211; al fine di guadagnarne un profitto. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La faccenda degli NFT</strong>, pertanto, sembra orbitare intorno al<strong> marketing</strong> e al <strong>profitto</strong> in generale. Senza dubbio anche una bella faccenda,<strong> con prospettive di guadagno e spunti di creatività</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Soltanto che gli NFT sono stati <strong>lanciati in un mercato</strong>, quello<strong> monetario</strong>, e rappresentano <strong>non soltanto semplici token digitali</strong>, ma rispecchiano <strong>rapporti sociali</strong>. E questo sembra avvicinarsi ad un marxiano <strong>feticismo delle merci</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con la conseguenza che mentre si comprano NFT, <strong>le relazioni umane si annullano ad un semplice rapporto tra cose</strong>. </p>
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