Un libro che merita di essere letto sul tema dell’intelligenza artificiale è quello di Alessandro Aresu, intitolato Geopolitica dell’intelligenza artificiale, pubblicato da Feltrinelli nel 2024 e finalista del Premio Strega Saggistica 2025.
Il corposo volume, più di 500 pagine, è ricco di storie, aneddoti, citazioni. Presenta un approccio divulgativo, all’americana, con un taglio filosofico che ne rappresenta l’essenza stessa del libro. Il saggio si apre con la dedica a Massimo Cacciari e si chiude con una preziosa presentazione dei personaggi citati durante la lettura.
Non parla di geopolitica, non si occupa di strategie e cartografie, ma riguarda i progressi tecnologici, gli intrecci delle aziende tech impegnate nello sviluppo dell’AI e i nomi di tanti, tantissimi, milionari, imprenditori, studiosi, inventori, politici e altri che prendono parte alla dirompente accelerazione tecnologica.
Leggendo le pagine del saggio di Aresu c’è il rischio di perdere il filo per via della complessità dei temi e delle tante storie che si connettono, può risultare un po’ dispersivo. Ma il risultato finale consegna un mosaico significativo sulla società di oggi e sulle ripercussioni geopolitiche.
Data center, reti neurali, microchip, leggi acceleranti sono termini che governano la realtà attuale. Chi ignora questi concetti ammette di non sapere in che direzione andiamo. Una lettura, dalla quale è possibile ricavare, una visione teleologica che si traduce inevitabilmente con l’intelligenza artificiale che si sposa con il progresso umano. L’accelerazione imposta dall’uomo già sin dalla metà del Settecento, con l’automazione dei telai per filare il cotone, fino all’avvento dell’algoritmo e ai Large Language Model ci suggerisce l’andamento finalistico dell’evoluzione della specie.
E questo si spiega attraverso i tanti nomi citati da Aresu. Trait d’union è il milionario statunitense di origine taiwanese, Jensen Huang, fondatore di NVIDIA e mercante delle GPU. A questo si connettono altri nomi, su tutti Sam Altman, Elon Musk, Peter Andreas Thiel, Alex Karp, Geoffrey Hinton, o l’italiano Angelo Dalla Molle, fondatore del Cynar e visionario, interpreti di una visione della verità superiore. Come nel mito della caverna di Platone, citato da Aresu, sono loro a interpretare il mondo, affidandosi però a calcoli e al linguaggio informatico.
Verrebbe da aggiungere: l’intelligenza artificiale sarà, dunque, l’invenzione definitiva? Quella che evoca il rischio dell’estinzione umana, poiché rischia di superare l’uomo stesso? L’obiettivo di arrivare a un’intelligenza artificiale generale, altro argomento trattato da Aresu, conferma questi rischi. L’evoluzione della macchina e l’affermazione dei nostri valori ad oggi appaiono in contrasto.
Ma l’autore ci presenta lo scenario anche da un punto di vista politico ed economico, occupandosi delle aziende che alimentano queste dinamiche. Quale ruolo giocano le iniziative imprenditoriali dei grandi milionari digitali e quali conseguenze creano nel mondo le loro scelte. Ci parla di Stati Uniti e Cina che competono per il controllo e l’egemonia delle infrastrutture e delle risorse tecnologiche. Aresu è greve quando taglia fuori da questa competizione gli europei: li definisce “morti che camminano” per via del distacco generato tra Europa e, in particolare, gli americani. Il divario è così enorme che per l’autore “è dunque venuto il momento di buttarlo, consegnarlo alla pattumiera della storia”.
Lettura lunga, ma necessaria, Geopolitica dell’intelligenza artificiale diventa uno strumento per decifrare il progresso e il mondo di oggi. Non basterà a salvarci, ma ci aiuterà a comprendere come fare.
Link al libro:
- Geopolitica dell’intelligenza artificiale di Alessandro Aresu [Feltrinelli, 2024].

